Godless è una mostra che non tiene conto di una direzione unica, muovendosi di pancia intorno alla spazialità fluida e ovattata della galleria, che si contraddistingue per l’utilizzo di media differenti, con opere appartenenti alla ricerca attuale e passata dell’artista e innesti inediti.  

Installazione, scultura, fotografia, video, performance, incisione, grafica e opere su carta, convivono creando un paesaggio che origina fondamentalmente dall’errore o dal mettere insieme opposti.

Un’esposizione costruita assecondando un atteggiamento libero, non obbligato da un punto di vista formale, che interpreta la storia e le caratteristiche dello spazio che la ospita, cambiandone l’orientamento e rimandando a un immaginario altro: un giardino; un albero di mele; un serpente; l’innamoramento; la disobbedienza; una realtà provinciale da cui andar via. La guerra; il viaggio in paesi lontani; la progettazione di una linea telefonica per comunicare; gli anni trascorsi in mezzo alla giungla, con un’umidità pari all’80%. Il desiderio di conoscere il mondo; una voglia di umanità; una radiotrasmittente, attraverso la quale si è in grado di mettersi in contatto parlando tutte le lingue. Un viaggio virtuale inesauribile, come testimoniano i pacchi di cartoline arrivati dai luoghi più impensabili. Poi l’incidente, un corpo che cade nella gola di un fiume ed è portato via dalla corrente. Dopo sedici anni, in poche ore, lasciarono il Venezuela. E non vorranno mai più farvi ritorno. 

Incrociando la sua storia artistica con quella dello spazio che ospitava i magazzini Elettrofonica -società che realizza impianti elettrici applicati alla comunicazione – l’artista riposiziona entrambe su tempi e ambienti diversi, affermando un credo nel destino, fatto di accadimenti sviluppati su se stessi, nel tumulto di vicende e pensieri, alla fine dei quali interviene una domanda: qual è la parte che ci spetta nel presente che brucia?