STRUTTURE IMPERMANENTI
Sergio Breviario, Agostino Iacurci,  Elena Mazzi, Julie Polidoro, Guendalina Salini

In collaborazione con Stefano Marolla

12 MAGGIO – 26 GIUGNO 2026

Martedì 12 maggio 2026 dalle ore 18.00 alle ore 21.00 inaugura da Ex Elettrofonica Strutture Impermanenti mostra collettiva che propone lavori inediti di Sergio Breviario, Agostino Iacurci, Elena Mazzi, Julie Polidoro e Guendalina Salini che si confrontano con l’antico motivo del paravento.

Elemento architettonico, oggetto di design, opera d’arte, il paravento è una materia ambigua e cangiante che sfugge ad una definizione assoluta. Come la sua statica viene messa in discussione dall’angolo creato dai pannelli nella loro reciproca piegatura, così i materiali usati, la forma scelta e il corredo simbolico ci pongono davanti a traiettorie che divergono radicalmente tra loro.

Nicholas Cullinan, curatore della mostra Paraventi: Folding Screens from the 17th to 21st Centuries tenuta alla Fondazione Prada, parla di veri e propri paradossi che circondano la storia dei paraventi: “Una storia di migrazione culturale (da Oriente a Occidente), di ibridazione (tra forme d’arte e funzioni diverse) e di ciò che viene celato e rivelato. (…) una storia di oggetti liminali e della liminalità stessa, in un processo di superamento delle rigide distinzioni e gerarchie tra le diverse discipline dell’arte e dell’architettura, della decorazione d’interni e del design”.

Il titolo Strutture impermanenti fa riferimento alla provvisorietà del limite messo in atto dal paravento, ne La Condizione Postmoderna del 1979 Jean François Lyotard ci parla di confine necessario a patto che la sua natura si evolva da barriera rigida a linea porosa e relazionale, e qui anche filosoficamente le cose si complicano. La necessità di un limite in un’epoca fluida e mobile ha una corrispondenza anche sul piano relazionale, dove il confine è luogo di contatto e divisione allo stesso tempo.

Dunque nella postmodernità il limite non è una barriera insuperabile, ma un punto di negoziazione e di interazione tra il Sé e l’ambiente, il paravento è un esempio fulgido di questa condizione indedita, un confine necessario e provvisorio che può essere continuamente rimosso e riconfigurato.